APPUNTI DI MATEMATICA
[svariate e svariate righe di conti e formule a me ora totalmente incomprensibili (e probabilmente anche allora)]
...
HO SONNISSIMO PORCO BASTARDO SCHIFOSO LADRO MERDA
ANCORA 1 ORA E 10 MINUTI VORREI MORIRE
SALVATEMI DA QUESTA SORTE
(appunti)
...
MINCHIA CHE SONNO
DA QUI NON SEGUO PIU', HO SONNO E NON CI RIESCO, LA DIA' STA SCRIVENDO E IO VOGLIO FARE LA NANNINA! MI SI STANNO CHIUDENDO 'I OCCHI E HO TANTO ANTO SONNO
(appunti)
...che fine ha fatto Cavallo, la Dià mi fa leggere un msg di Benny e mi dice che è scemo, ho letto il messaggio, è vero, le parla di politica!!! Ganci ci chiede se sappiamo calcolare un limite che ha scritto alla lavagna, silenzio di tomba, ci informa che viene o/o.. a me che me ne importa? Quando mi servirà mai sapere questa cosa? La Dià mi chiede cosa sto facendo e mi dice di non smerdarla, adesso dice che Benny è scemo perché invece che scriverle msg d'amore gliene scrive politici, la Giurda prende a calci il mio casco e mi chiede se ho tolto il baule dal motorino, la Manuelina annuisce al prof, beata lei che ha capito qualcosa, il prof ha detto "stronzo", nessuno si scandalizza più, il prof scrive le ipotesi in rosa, Vale chiama Giacomo e G. gli tira i fazzoletti di carta, la Manu e la Cla ridono, la Cate fa una domanda al prof, la Sere capisce quello che c'è alla lavagna, la Nichy si sta addormentando, la Dià ammira il suo disegno del suonatore di chitarra, tutti scrivono mate, io i cazzi miei, scrivo comunque! La Dià insiste sulla storia del messaggio d'amore invece che politico e mi chiede "Che cazzo è il PPI?"; non lo so, ma non glielo dico, la Dià è talpa e non riesce a leggere alla lavagna, il prof si accuccia, ci mostra il culo e sotto sforzo, tira un urlo sovrumano, matte sbadiglia e si stiracchia la schiena, si gira, vede che lo sto guardando e mi fa una faccia come a dire "Chiamami l'ACI, o il 118! fatemi una flebo!!!"; il prof legge il libro, la Maurizzi fa casino con l'astuccio a cercare il bianchetto, il prof vuole nostre osservazioni, bisbigli vari ma niente di percepito, la Giurda si sofia il naso, è già la terza volta, Save sbadiglia, mi vede e fa la stessa faccia di Matte prima, Giacomo si batte la penna sui denti, la Dià si tocca i capelli e si sistema gli occhiali, il prof ci minaccia di entrare un giorno in classe e dimostrarci un teorema sbagliato, la Sara dice di non farcela più, la Elle spiega alla Nichy, la Dià si stupisce perché è tanto tempo che non vede il diviso scritto così :":", il prof dice che ha scritto stile elementari perché almeno la funzione è + chiara, Matte gira pagina, ma non scrive, la dià mi dice di scrivere che ha avuto una buona deduzione (?), e mi rompe le palle perché dice che Nichy si scrive con la k e dià con la D maiuscola, il prof chiede se "t è cosgì", Giacomo chiede al prof di spostarsi, è davanti a me, spero non mi cuzzi, la cate tossisce, la Giurda sposta la sedia, la Dià gioca col cellulare, io guardo se Roby mi ha fatto degli sq, un attimo.. sì, me ne ha fatti due, adesso gli rispondo, il prof continua a spiegare, io devo cambiare foglio xchè non ho più spazio...
...ho cambiato foglio, Save guarda il quaderno di Matte, matte si riposa sul banco ma segue, la Manuelina sorride, Giacomo chiede il bianchetto alla Cla, fuori si sente il rumore di un aereo, vorrei esserci sopra, Ganci solleva il gesso, la Dià chiede al prof perché in x0 il limite.. non mi ricordo più non ci ho capito un cazzo, la Sere guarda fuori dalla finestra, Chri si guarda le unghie, la Sara si infila la giacca, la Cate mi guarda ma non mi fa la faccia che hanno fatto gli altri, è rassegnata oramai! Il prof scrive sulla lavagna "occhio! nessuna ipotesi sulla derivabilità in x0", io sbircio il msg che la Dià sta scrivendo, si vanta di aver fatto un bel disegno, la sere gioca col cel di nascosto ma io la ho cuzzata, Matte sbadiglia, mi è arrivato un msg e ha fatto un casino della madonna, il prof chiede cosa sia a fare bip bip e guarda il suo cel che fa lo stesso rumore del mio, io guardo il msg, Robi è su Kataweb!!! spengo il cel o sono cazzi!!! La Giurda mi dice di rimettere il polistirolo al cel, spero che Robi non si incazzi visto che ho spento il cell, la Giurda mi chiede cosa ho scritto su di lei e, suona la campanella, ancora 50 minuti e andiamo, e, dicevo della Giurda, mi minaccia di non offrirmi il gelato dal Davide, la Cla beve l'acqua, fuori i bastardi che escono da scuola adesso ridono, stronzi!!! Vale disegna sul banco, io mi stiracchio la schiena xché non ne posso più, alla niKi è caduta la matita, Matte sbadiglia, la Ghiggeri corregge il prof e lui le diche che è brava xkè lo ha preso in castagna, se vuole io sono ancora più brava e vedo anche di prenderlo a bastonate!!! La Cla e la manu ridono, vali si gratta gli occhi, la dià mi chiede un favore, suspance, non mi dice cos'è, vuole che le copi un msg, la longo sbraita in corridoio, ora copio il msg, ho copiato il msg, la dià dice che sono un tesoro xkè ho scritto anke l'ora, Giacomo mi guarda e ride, giù in palestra una bambinetta urla come se avesse visto qualcosa di spaventoso (Nuti in palestra???), la Giurda si mastica la penna, io non alzo la testa dal quaderno da 1 ora, se la sarà data Ganci?, la Giurda chiede cosa dobbiamo portare marte, il prof dice di portare mate e chiede perché glielo chiediamo (faccia lei?!?!) e poi dice che sarà lui ad avvisarci quando interroga e che quando lo dirà, da 2 giorno dopo interrogherà. Adesso famo fisica... seguo? No!!! faccio solo finta, la Giurda mi dice "Dai, almeno fisica falla!!!", cambiamento di quaderni, e vai di fisica!!! Ora facciamo l'effetto (incomprensibile) come dicono la dià e la cate, ma famo l'effetto Hall (Sala?) , il prof parla in inglese, io e Chri ci stiracchiamo la schiena, il prof legge l'interruzione, no, l'introduzione storica, il prof dice che ieri hanno fatto gli scrutini..., io vorrei accendere il cell ma è meglio di no, ho chiesto alla dià di fare 1 sq a Robi e le sto dettando il numero, infatti non capisco più cosa scrivo e cosa dico, la Dià gli ha fatto lo sq, capirà che sono io? boh, il prof disegna un "parallelepipedo" (come sono colta) alla lavagna, adesso aggiunge, dice, un conduttore e una batteria, sono stufa di scrivere e voglio riposarmi, aggiungo che il prof è in piedi sotto al crocifisso colorato di verde e (incomprensibile) se crocefiggessero lui. Anzi faccio ancora una scannerizzata della classe, quello che vedo, vedo: Sere guarda la lavagna, Cate toglie il tappo alla penna, Giacomo scrive con la penna rossa, Pietro è girato dietro e parla con la Manu,, manu= evidenzia qualcosa sul quad. , claudia=copia il disegno alla lavagna, Save si morde il dito, matteo si gratta la testa( stavolta non sbadiglia), Chri è incantato a guardare la lavagna con faccia interrogativa, Vali guarda Chri e muove i piedi nervosamente, Nicky scrive fisica, Elle guardail prof e si morde il mignolo, sara= vede che la sto guardando e mi sorride, la manu sorride perché le ho spiegato cosa sto facendo, la Giurda guarda il prof (S'è l'amur!), la diana gioca col cell, mi guarda, ride e poi mi chiede "è un potenziometro quello?" Guardiamo la lavagna, io rispondo "cazzo ne so?" e continuo a scrivere, il prof continua a blaterare e io mi impapino a scrivere blaterare e adesso smetto bye bye. 2-2-2001 h.12:45
PS: qualcuno dovrebbe vederci, una classe intera che parla di mano sinistra e mano destra e tiene le 3 dita aperte per capire come girano i vettori (prof compreso)
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Il prof si gratta l'orecchio con un dito, la diana mi dice "che schifo", poco dopo la manu dietro dice "che schifo".. CHE SCHIFO!!!
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il prof scrive le lettere sulla mano sinistra della Sere, è troppo bello per non scriverlo, la pelle della sere è poco scrivibile e il prof alla 4° penna tentata si incazza e le dice che la prossima volta glieli scrive coi punzoni arroventati.
(appunti di fisica)
Cari bimbi e ragazzi, buon rientro a scuola!!!! Io, HO GIA' DATO!!!
lunedì 16 settembre 2013
martedì 3 settembre 2013
Il mare
C'è che di fronte al mare,
niente ha più importanza.
Il mare, capisci? Il mare!!!!
Ah! No, tu non lo capisci.
Non lo puoi capire.
Non lo hai nell'anima, nel sangue, nel cuore.
E' per quello che sei un essere così piccolo
e meschino.
Il mare ... .
punto.
niente ha più importanza.
Il mare, capisci? Il mare!!!!
Ah! No, tu non lo capisci.
Non lo puoi capire.
Non lo hai nell'anima, nel sangue, nel cuore.
E' per quello che sei un essere così piccolo
e meschino.
Il mare ... .
punto.
giovedì 29 agosto 2013
Sì,vabbè. Ma come?
Qualcuno anni fa mi aveva raccontato che la percezione del dolore degli uomini è limitata. “Tipo il campo visivo o acustico” mi spiegava, “ ci sono dolori che vanno oltre la nostra scala del percettibile. Sono talmente forti che noi non riusciamo nemmeno a sentirli. Tipo quando ti tagli di netto un braccio; il dolore è troppo forte e quindi non si sente nulla”.
***
- "Anche se la mia preferita è che tu eri una gamba, un braccio."
. "Beh, ma senza una gamba o un braccio si può vivere."
- "Sì, vabbè. Ma come?"
sabato 27 luglio 2013
lunedì 1 luglio 2013
Il tenace soldatino di stagno
C'erano una volta venticinque soldati di stagno, tutti fratelli tra loro perché erano nati da un vecchio cucchiaio di stagno. Tenevano il fucile in mano, e lo sguardo fisso in avanti, nella bella uniforme rossa e blu. La prima cosa che sentirono in questo mondo, quando il coperchio della scatola in cui erano venne sollevata, fu l'esclamazione: "Soldatini di stagno!" gridata da un bambino che batteva le mani; li aveva ricevuti perché era il suo compleanno, e li allineò sul tavolo. I soldatini si assomigliavano in ogni particolare, solo l'ultimo era un po' diverso: aveva una gamba sola perché era stato fuso per ultimo e non c'era stato stagno a sufficienza! Comunque stava ben dritto sulla sua unica gamba come gli altri sulle loro due gambe e proprio lui ebbe una strana sorte.
Sul tavolo dove erano stati appoggiati c'erano molti altri giocattoli, ma quello che più attirava l'attenzione era un grazioso castello di carta. Attraverso le finestrelle si poteva vedere nelle sale. All'esterno si trovavano molti alberelli intorno a uno specchietto che doveva essere un lago; vi nuotavano sopra e vi si rispecchiavano cigni di cera. Tutto era molto grazioso, ma la cosa più carina era una fanciulla, in piedi sulla porta aperta del castello; anche lei era fatta di carta, ma aveva la gonna di lino finissimo e un piccolo nastro azzurro drappeggiato sulle spalle con al centro un lustrino splendente, grande come il suo viso. La fanciulla aveva entrambe le mani tese in alto, perché era una ballerina, e aveva una gamba sollevata così in alto che il soldatino di stagno, non vedendola, credette che anch'ella avesse una gamba sola, proprio come lui. ' Quella sarebbe la sposa per me! ' pensò ' ma è molto elegante e abita in un castello; io invece ho solo una scatola e ci abitiamo in venticinque, non è certo un posto per lei! comunque devo cercare di fare conoscenza! ' Si stese lungo com'era dietro una tabacchiera che si trovava sul tavolo; da lì poteva vedere bene la graziosa fanciulla che continuava a stare su una gamba sola, senza perdere l'equilibrio. A sera inoltrata gli altri soldatini di stagno entrarono nella scatola e gli abitanti della casa andarono a letto. Allora i giocattoli cominciarono a divertirsi: si scambiavano visite ballavano, giocavano alla guerra. I soldatini di stagno rumoreggiavano nella scatola, perché desideravano partecipare ai divertimenti, ma non riuscirono a togliere il coperchio. Lo schiaccianoci faceva le capriole e il gesso si divertiva sulla lavagna, facevano un tale rumore che il canarino si svegliò e cominciò a parlare in versi. Gli unici che non si mossero affatto furono il soldatino di stagno e la piccola ballerina; lei si teneva ritta sulla punta del piede con le due braccia alzate, lui con pari tenacia restava dritto sulla sua unica gamba e gli occhi non si spostavano un solo momento da lei. Suonò mezzanotte e tac... si sollevò il coperchio della tabacchiera, ma dentro non c'era tabacco, bensì un piccolissimo troll nero, perché era una scatola a sorpresa.
"Soldato!" disse il troll "smettila di guardare gli altri!" Ma il soldatino finse di non sentire. "Aspetta domani e vedrai!" gli disse il troll. Quando l'indomani i bambini si alzarono, il soldatino fu messo vicino alla finestra e, non so se fu il troll o una folata di vento, la finestra si aprì e il soldatino cadde a testa in giù dal terzo piano. Fu un volo terribile, a gambe all'aria, poi cadde sul berretto infilando la baionetta tra le pietre. La domestica e il ragazzino scesero subito a cercarlo, ma sebbene stessero per calpestarlo, non riuscirono a vederlo. Se il soldatino avesse gridato: «Sono qui!» lo avrebbero certamente trovato, ma lui pensò che non fosse bene gridare a voce alta perché era in uniforme. Cominciò a piovere, le gocce cadevano sempre più fitte e venne un bell'acquazzone: quando finalmente smise di piovere arrivarono due monelli. "Guarda!" disse uno "c'è un soldatino di stagno! adesso lo facciamo andare in barca." Fecero una barchetta con un giornale, vi misero dentro il soldatino e lo fecero navigare lungo un rigagnolo; gli correvano dietro battendo le mani. Dio ci salvi! che ondate c'erano nel rigagnolo, e che corrente! Tutto a causa dell'acquazzone. La barchetta andava su e giù e ogni tanto girava su se stessa così velocemente che il soldatino tremava tutto, ma ciò nonostante, tenace com'era, non batté ciglio, guardò sempre davanti a sé e tenne il fucile sotto il braccio.
Improvvisamente la barchetta si infilò in un passaggio sotterraneo della fogna; era così buio che al soldatino sembrava d'essere nella sua scatola. ' Dove sto andando? ' pensò. ' Sì, tutta colpa del troll! Ah, se solo la fanciulla fosse qui sulla barca con me, allora non mi importerebbe che fosse anche più buio. ' In quel mentre sbucò fuori un grosso ratto, che abitava nella fogna. "Hai il passaporto?" chiese. "Tira fuori il passaporto!" Ma il soldatino restò zitto e tenne il fucile ancora più stretto.
La barchetta passò oltre e il ratto si mise a seguirla. Oh! come digrignava i denti e gridava alle pagliuzze e ai trucioli: "Fermatelo! Fermatelo! non ha pagato la dogana! non ha mostrato il passaporto!". Ma la corrente si fece sempre più forte e il soldatino scorgeva già la luce del giorno alla fine della fogna, quando sentì un rumore terribile, che faceva paura anche a un uomo coraggioso; pensate, il rigagnolo finiva in un grande canale, e per il soldatino era pericoloso come per noi capitare su una grande cascata. Ormai era così vicino che gli era impossibile fermarsi. Si irrigidì più che poté, perché nessuno potesse dire che aveva avuto paura. La barchetta girò su se stessa tre, quattro volte e ormai era piena di acqua fino all'orlo e stava per affondare. Il soldatino sentiva l'acqua arrivargli alla gola, e la barchetta affondava sempre più; la carta intanto si disfaceva. L'acqua gli coprì anche la testa, allora pensò alla graziosa ballerina che non avrebbe rivisto mai più, e si sentì risuonare nelle orecchie: Addio, bel soldatino morir dovrai anche tu La carta si disfece del tutto e il soldatino di stagno andò a fondo, ma subito venne inghiottito da un grosso pesce. Oh, com'era buio là dentro! ancora più buio che nella fogna, e poi era così stretto; ma il soldatino era tenace e restò lì disteso col fucile in spalla. Il pesce si agitava in modo terribile, poi si calmò e fu come se un lampo lo attraversasse. La luce ormai splendeva e qualcuno gridò: «Il soldatino di stagno!». Il pesce era stato pescato, portato al mercato, venduto e portato in cucina dove una ragazza lo aveva tagliato con un grosso coltello. Prese con due dita il soldatino e lo portò in salotto dove tutti volevano vedere quell'uomo straordinario che aveva viaggiato nella pancia di un pesce; ma lui non si insuperbì. Lo misero sul tavolo e... oh, che stranezze succedono nel mondo! il soldatino si trovò nella stessa sala in cui era stato prima, vide gli stessi bambini e i giocattoli che erano sul tavolo, il bel castello di carta con la graziosa ballerina, che ancora stava ritta su un piede solo e teneva l'altro sollevato; anche lei era tenace e questo commosse il soldatino che stava per piangere lacrime di stagno, ma questo non gli si addiceva. La guardò, e lei guardò lui, ma non dissero una sola parola.
In quel mentre uno dei bambini più piccoli prese il soldatino e lo gettò nella stufa, e proprio senza alcun motivo, sicuramente era colpa del troll della tabacchiera. Il soldatino vide una gran luce e sentì un gran calore, era insopportabile, ma lui non sapeva se era proprio la fiamma del fuoco o quella dell'amore. I suoi colori erano ormai sbiaditi, ma chi poteva dire se fosse per il viaggio o per la pena d'amore? Il soldatino guardò la fanciulla e lei guardò lui, e lui si sentì sciogliere, ma ancora teneva ben stretto il fucile sulla spalla. Intanto una porta si spalancò e il vento afferrò la ballerina che volò come una silfide proprio nella stufa vicino al soldatino. Sparì con una sola fiammata, e anche il soldatino si sciolse completamente. Quando il giorno dopo la domestica tolse la cenere, del soldatino trovò solo il cuoricino di stagno, della ballerina il lustrino tutto bruciacchiato e annerito.
Sul tavolo dove erano stati appoggiati c'erano molti altri giocattoli, ma quello che più attirava l'attenzione era un grazioso castello di carta. Attraverso le finestrelle si poteva vedere nelle sale. All'esterno si trovavano molti alberelli intorno a uno specchietto che doveva essere un lago; vi nuotavano sopra e vi si rispecchiavano cigni di cera. Tutto era molto grazioso, ma la cosa più carina era una fanciulla, in piedi sulla porta aperta del castello; anche lei era fatta di carta, ma aveva la gonna di lino finissimo e un piccolo nastro azzurro drappeggiato sulle spalle con al centro un lustrino splendente, grande come il suo viso. La fanciulla aveva entrambe le mani tese in alto, perché era una ballerina, e aveva una gamba sollevata così in alto che il soldatino di stagno, non vedendola, credette che anch'ella avesse una gamba sola, proprio come lui. ' Quella sarebbe la sposa per me! ' pensò ' ma è molto elegante e abita in un castello; io invece ho solo una scatola e ci abitiamo in venticinque, non è certo un posto per lei! comunque devo cercare di fare conoscenza! ' Si stese lungo com'era dietro una tabacchiera che si trovava sul tavolo; da lì poteva vedere bene la graziosa fanciulla che continuava a stare su una gamba sola, senza perdere l'equilibrio. A sera inoltrata gli altri soldatini di stagno entrarono nella scatola e gli abitanti della casa andarono a letto. Allora i giocattoli cominciarono a divertirsi: si scambiavano visite ballavano, giocavano alla guerra. I soldatini di stagno rumoreggiavano nella scatola, perché desideravano partecipare ai divertimenti, ma non riuscirono a togliere il coperchio. Lo schiaccianoci faceva le capriole e il gesso si divertiva sulla lavagna, facevano un tale rumore che il canarino si svegliò e cominciò a parlare in versi. Gli unici che non si mossero affatto furono il soldatino di stagno e la piccola ballerina; lei si teneva ritta sulla punta del piede con le due braccia alzate, lui con pari tenacia restava dritto sulla sua unica gamba e gli occhi non si spostavano un solo momento da lei. Suonò mezzanotte e tac... si sollevò il coperchio della tabacchiera, ma dentro non c'era tabacco, bensì un piccolissimo troll nero, perché era una scatola a sorpresa.
"Soldato!" disse il troll "smettila di guardare gli altri!" Ma il soldatino finse di non sentire. "Aspetta domani e vedrai!" gli disse il troll. Quando l'indomani i bambini si alzarono, il soldatino fu messo vicino alla finestra e, non so se fu il troll o una folata di vento, la finestra si aprì e il soldatino cadde a testa in giù dal terzo piano. Fu un volo terribile, a gambe all'aria, poi cadde sul berretto infilando la baionetta tra le pietre. La domestica e il ragazzino scesero subito a cercarlo, ma sebbene stessero per calpestarlo, non riuscirono a vederlo. Se il soldatino avesse gridato: «Sono qui!» lo avrebbero certamente trovato, ma lui pensò che non fosse bene gridare a voce alta perché era in uniforme. Cominciò a piovere, le gocce cadevano sempre più fitte e venne un bell'acquazzone: quando finalmente smise di piovere arrivarono due monelli. "Guarda!" disse uno "c'è un soldatino di stagno! adesso lo facciamo andare in barca." Fecero una barchetta con un giornale, vi misero dentro il soldatino e lo fecero navigare lungo un rigagnolo; gli correvano dietro battendo le mani. Dio ci salvi! che ondate c'erano nel rigagnolo, e che corrente! Tutto a causa dell'acquazzone. La barchetta andava su e giù e ogni tanto girava su se stessa così velocemente che il soldatino tremava tutto, ma ciò nonostante, tenace com'era, non batté ciglio, guardò sempre davanti a sé e tenne il fucile sotto il braccio.
Improvvisamente la barchetta si infilò in un passaggio sotterraneo della fogna; era così buio che al soldatino sembrava d'essere nella sua scatola. ' Dove sto andando? ' pensò. ' Sì, tutta colpa del troll! Ah, se solo la fanciulla fosse qui sulla barca con me, allora non mi importerebbe che fosse anche più buio. ' In quel mentre sbucò fuori un grosso ratto, che abitava nella fogna. "Hai il passaporto?" chiese. "Tira fuori il passaporto!" Ma il soldatino restò zitto e tenne il fucile ancora più stretto.
La barchetta passò oltre e il ratto si mise a seguirla. Oh! come digrignava i denti e gridava alle pagliuzze e ai trucioli: "Fermatelo! Fermatelo! non ha pagato la dogana! non ha mostrato il passaporto!". Ma la corrente si fece sempre più forte e il soldatino scorgeva già la luce del giorno alla fine della fogna, quando sentì un rumore terribile, che faceva paura anche a un uomo coraggioso; pensate, il rigagnolo finiva in un grande canale, e per il soldatino era pericoloso come per noi capitare su una grande cascata. Ormai era così vicino che gli era impossibile fermarsi. Si irrigidì più che poté, perché nessuno potesse dire che aveva avuto paura. La barchetta girò su se stessa tre, quattro volte e ormai era piena di acqua fino all'orlo e stava per affondare. Il soldatino sentiva l'acqua arrivargli alla gola, e la barchetta affondava sempre più; la carta intanto si disfaceva. L'acqua gli coprì anche la testa, allora pensò alla graziosa ballerina che non avrebbe rivisto mai più, e si sentì risuonare nelle orecchie: Addio, bel soldatino morir dovrai anche tu La carta si disfece del tutto e il soldatino di stagno andò a fondo, ma subito venne inghiottito da un grosso pesce. Oh, com'era buio là dentro! ancora più buio che nella fogna, e poi era così stretto; ma il soldatino era tenace e restò lì disteso col fucile in spalla. Il pesce si agitava in modo terribile, poi si calmò e fu come se un lampo lo attraversasse. La luce ormai splendeva e qualcuno gridò: «Il soldatino di stagno!». Il pesce era stato pescato, portato al mercato, venduto e portato in cucina dove una ragazza lo aveva tagliato con un grosso coltello. Prese con due dita il soldatino e lo portò in salotto dove tutti volevano vedere quell'uomo straordinario che aveva viaggiato nella pancia di un pesce; ma lui non si insuperbì. Lo misero sul tavolo e... oh, che stranezze succedono nel mondo! il soldatino si trovò nella stessa sala in cui era stato prima, vide gli stessi bambini e i giocattoli che erano sul tavolo, il bel castello di carta con la graziosa ballerina, che ancora stava ritta su un piede solo e teneva l'altro sollevato; anche lei era tenace e questo commosse il soldatino che stava per piangere lacrime di stagno, ma questo non gli si addiceva. La guardò, e lei guardò lui, ma non dissero una sola parola.
In quel mentre uno dei bambini più piccoli prese il soldatino e lo gettò nella stufa, e proprio senza alcun motivo, sicuramente era colpa del troll della tabacchiera. Il soldatino vide una gran luce e sentì un gran calore, era insopportabile, ma lui non sapeva se era proprio la fiamma del fuoco o quella dell'amore. I suoi colori erano ormai sbiaditi, ma chi poteva dire se fosse per il viaggio o per la pena d'amore? Il soldatino guardò la fanciulla e lei guardò lui, e lui si sentì sciogliere, ma ancora teneva ben stretto il fucile sulla spalla. Intanto una porta si spalancò e il vento afferrò la ballerina che volò come una silfide proprio nella stufa vicino al soldatino. Sparì con una sola fiammata, e anche il soldatino si sciolse completamente. Quando il giorno dopo la domestica tolse la cenere, del soldatino trovò solo il cuoricino di stagno, della ballerina il lustrino tutto bruciacchiato e annerito.
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