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mercoledì 2 aprile 2014

D'oh! Sob! Sigh! Acc! ma soprattutto sigh

"le cose migliori della vita sono immorali, illegali o fanno male alla salute"

lunedì 1 luglio 2013

Il tenace soldatino di stagno

C'erano una volta venticinque soldati di stagno, tutti fratelli tra loro perché erano nati da un vecchio cucchiaio di stagno. Tenevano il fucile in mano, e lo sguardo fisso in avanti, nella bella uniforme rossa e blu. La prima cosa che sentirono in questo mondo, quando il coperchio della scatola in cui erano venne sollevata, fu l'esclamazione: "Soldatini di stagno!" gridata da un bambino che batteva le mani; li aveva ricevuti perché era il suo compleanno, e li allineò sul tavolo. I soldatini si assomigliavano in ogni particolare, solo l'ultimo era un po' diverso: aveva una gamba sola perché era stato fuso per ultimo e non c'era stato stagno a sufficienza! Comunque stava ben dritto sulla sua unica gamba come gli altri sulle loro due gambe e proprio lui ebbe una strana sorte.
Sul tavolo dove erano stati appoggiati c'erano molti altri giocattoli, ma quello che più attirava l'attenzione era un grazioso castello di carta. Attraverso le finestrelle si poteva vedere nelle sale. All'esterno si trovavano molti alberelli intorno a uno specchietto che doveva essere un lago; vi nuotavano sopra e vi si rispecchiavano cigni di cera. Tutto era molto grazioso, ma la cosa più carina era una fanciulla, in piedi sulla porta aperta del castello; anche lei era fatta di carta, ma aveva la gonna di lino finissimo e un piccolo nastro azzurro drappeggiato sulle spalle con al centro un lustrino splendente, grande come il suo viso. La fanciulla aveva entrambe le mani tese in alto, perché era una ballerina, e aveva una gamba sollevata così in alto che il soldatino di stagno, non vedendola, credette che anch'ella avesse una gamba sola, proprio come lui. ' Quella sarebbe la sposa per me! ' pensò ' ma è molto elegante e abita in un castello; io invece ho solo una scatola e ci abitiamo in venticinque, non è certo un posto per lei! comunque devo cercare di fare conoscenza! ' Si stese lungo com'era dietro una tabacchiera che si trovava sul tavolo; da lì poteva vedere bene la graziosa fanciulla che continuava a stare su una gamba sola, senza perdere l'equilibrio. A sera inoltrata gli altri soldatini di stagno entrarono nella scatola e gli abitanti della casa andarono a letto. Allora i giocattoli cominciarono a divertirsi: si scambiavano visite ballavano, giocavano alla guerra. I soldatini di stagno rumoreggiavano nella scatola, perché desideravano partecipare ai divertimenti, ma non riuscirono a togliere il coperchio. Lo schiaccianoci faceva le capriole e il gesso si divertiva sulla lavagna, facevano un tale rumore che il canarino si svegliò e cominciò a parlare in versi. Gli unici che non si mossero affatto furono il soldatino di stagno e la piccola ballerina; lei si teneva ritta sulla punta del piede con le due braccia alzate, lui con pari tenacia restava dritto sulla sua unica gamba e gli occhi non si spostavano un solo momento da lei. Suonò mezzanotte e tac... si sollevò il coperchio della tabacchiera, ma dentro non c'era tabacco, bensì un piccolissimo troll nero, perché era una scatola a sorpresa.
"Soldato!" disse il troll "smettila di guardare gli altri!" Ma il soldatino finse di non sentire. "Aspetta domani e vedrai!" gli disse il troll. Quando l'indomani i bambini si alzarono, il soldatino fu messo vicino alla finestra e, non so se fu il troll o una folata di vento, la finestra si aprì e il soldatino cadde a testa in giù dal terzo piano. Fu un volo terribile, a gambe all'aria, poi cadde sul berretto infilando la baionetta tra le pietre. La domestica e il ragazzino scesero subito a cercarlo, ma sebbene stessero per calpestarlo, non riuscirono a vederlo. Se il soldatino avesse gridato: «Sono qui!» lo avrebbero certamente trovato, ma lui pensò che non fosse bene gridare a voce alta perché era in uniforme. Cominciò a piovere, le gocce cadevano sempre più fitte e venne un bell'acquazzone: quando finalmente smise di piovere arrivarono due monelli. "Guarda!" disse uno "c'è un soldatino di stagno! adesso lo facciamo andare in barca." Fecero una barchetta con un giornale, vi misero dentro il soldatino e lo fecero navigare lungo un rigagnolo; gli correvano dietro battendo le mani. Dio ci salvi! che ondate c'erano nel rigagnolo, e che corrente! Tutto a causa dell'acquazzone. La barchetta andava su e giù e ogni tanto girava su se stessa così velocemente che il soldatino tremava tutto, ma ciò nonostante, tenace com'era, non batté ciglio, guardò sempre davanti a sé e tenne il fucile sotto il braccio.
Improvvisamente la barchetta si infilò in un passaggio sotterraneo della fogna; era così buio che al soldatino sembrava d'essere nella sua scatola. ' Dove sto andando? ' pensò. ' Sì, tutta colpa del troll! Ah, se solo la fanciulla fosse qui sulla barca con me, allora non mi importerebbe che fosse anche più buio. ' In quel mentre sbucò fuori un grosso ratto, che abitava nella fogna. "Hai il passaporto?" chiese. "Tira fuori il passaporto!" Ma il soldatino restò zitto e tenne il fucile ancora più stretto.
La barchetta passò oltre e il ratto si mise a seguirla. Oh! come digrignava i denti e gridava alle pagliuzze e ai trucioli: "Fermatelo! Fermatelo! non ha pagato la dogana! non ha mostrato il passaporto!". Ma la corrente si fece sempre più forte e il soldatino scorgeva già la luce del giorno alla fine della fogna, quando sentì un rumore terribile, che faceva paura anche a un uomo coraggioso; pensate, il rigagnolo finiva in un grande canale, e per il soldatino era pericoloso come per noi capitare su una grande cascata. Ormai era così vicino che gli era impossibile fermarsi. Si irrigidì più che poté, perché nessuno potesse dire che aveva avuto paura. La barchetta girò su se stessa tre, quattro volte e ormai era piena di acqua fino all'orlo e stava per affondare. Il soldatino sentiva l'acqua arrivargli alla gola, e la barchetta affondava sempre più; la carta intanto si disfaceva. L'acqua gli coprì anche la testa, allora pensò alla graziosa ballerina che non avrebbe rivisto mai più, e si sentì risuonare nelle orecchie: Addio, bel soldatino morir dovrai anche tu La carta si disfece del tutto e il soldatino di stagno andò a fondo, ma subito venne inghiottito da un grosso pesce. Oh, com'era buio là dentro! ancora più buio che nella fogna, e poi era così stretto; ma il soldatino era tenace e restò lì disteso col fucile in spalla. Il pesce si agitava in modo terribile, poi si calmò e fu come se un lampo lo attraversasse. La luce ormai splendeva e qualcuno gridò: «Il soldatino di stagno!». Il pesce era stato pescato, portato al mercato, venduto e portato in cucina dove una ragazza lo aveva tagliato con un grosso coltello. Prese con due dita il soldatino e lo portò in salotto dove tutti volevano vedere quell'uomo straordinario che aveva viaggiato nella pancia di un pesce; ma lui non si insuperbì. Lo misero sul tavolo e... oh, che stranezze succedono nel mondo! il soldatino si trovò nella stessa sala in cui era stato prima, vide gli stessi bambini e i giocattoli che erano sul tavolo, il bel castello di carta con la graziosa ballerina, che ancora stava ritta su un piede solo e teneva l'altro sollevato; anche lei era tenace e questo commosse il soldatino che stava per piangere lacrime di stagno, ma questo non gli si addiceva. La guardò, e lei guardò lui, ma non dissero una sola parola.
In quel mentre uno dei bambini più piccoli prese il soldatino e lo gettò nella stufa, e proprio senza alcun motivo, sicuramente era colpa del troll della tabacchiera. Il soldatino vide una gran luce e sentì un gran calore, era insopportabile, ma lui non sapeva se era proprio la fiamma del fuoco o quella dell'amore. I suoi colori erano ormai sbiaditi, ma chi poteva dire se fosse per il viaggio o per la pena d'amore? Il soldatino guardò la fanciulla e lei guardò lui, e lui si sentì sciogliere, ma ancora teneva ben stretto il fucile sulla spalla. Intanto una porta si spalancò e il vento afferrò la ballerina che volò come una silfide proprio nella stufa vicino al soldatino. Sparì con una sola fiammata, e anche il soldatino si sciolse completamente. Quando il giorno dopo la domestica tolse la cenere, del soldatino trovò solo il cuoricino di stagno, della ballerina il lustrino tutto bruciacchiato e annerito.

giovedì 4 aprile 2013

"But Peter, how do we get to Neverland?" "Flying, of course!!"

B: All children were birds once, so I expect Peter has itchy shoulders, and likes to fly about.
D: But we can't fly
B: Therein the tragedy. You lost your faith. The only reason that birds can fly and we can't - they have perfect faith. For to have faith is to have wings.
D: I don't think I believe you
B: why, my little boy?
D: How can a bird turn into a boy?
B: HOW CAN A CATERPILLAR TURN INTO A BUTTERFLY?

J.M.B.

"Poor Tommy. He's still a boy. He was ever a boy, trying sometimes, as now, to be a man. But always, when he looked round, he saw his boyhood holding out its arms to him, calling him back to play.
He was so fond of being a boy that he could not grow up.

In a younger world, where there were only boys and girls he might have been a gallant figure. Ah! If he could have loved in this way, no-one would have been more loved than she.
He knew it was tragic that such love as hers, should be given to him.
What more could he do than he was doing? He could not make himself anew. And boys cannot love. Is it not cruel to ask a boy to love?"

giovedì 21 marzo 2013

Zingarata



C'è che è stata una bellissima serata, c'è che "mi piace la pizza, Mi Piaaace!", c'è che ci divertiamo anche lavorando, c'è che alle 00:45 eravamo già dentro il cancello, c'è che abbiamo deciso di arrivare ancora fino alla chiesa, c'è tre minuti dopo eravamo di nuovo in città, c'è che stavolta la zingarata è finita anche in autostrada diretti chissaddove, c'è che la notte ha qualcosa di speciale, c'è che è primavera,  c'è che però ci sono 4 gradi, c'è che a Deiva ci sono sempre i lavori autostradali, c'è il cuore che si gonfia alla vista della luna che si riflette sul mare, c'è che si canta insieme a squarciagola, c'è che si ride e si ride e si ride, c'è che sono le 3 di notte e non ho la minima intenzione di dormire! :)

lunedì 5 dicembre 2011

Happy Birthday Walt

"It has that thing-the imagination and the feeling of happy excitement- I knew when I was a kid." WALT DISNEY
"One afternoon, Walt came back to the family's hotel n Paris with bowes and boxes full of windup toys: monkeys that beat on drums and dogs that rolled over. He wound them all up, put them on the floor of the room and watched intently."Isn't that amazing?", he said to no one in particular. "Look at the movements, with just a simple mechanism. Look at that."

mercoledì 14 settembre 2011

Due risate dalla tv

- Da: I quattro di Chicago. Film di gangsters americani.

questa è una democrazia, quindi io decido che si fa così. Se non vi va bene c'è la cassetta dei reclami: di legno 2 metri per 70 cm. Vi ci metto dentro e poi potete fare tutti i reclami che volete!


- Da: I Simpson. Lisa scacciata dal titolare del museo di Jebediah Springfield.

Sei bandita da questo museo! tu, e i tuoi figli! E i figli dei tuoi figli! ...per tre mesi!!!





lunedì 1 agosto 2011

stelle

I sogni sono come le stelle, basta alzare gli occhi e sono sempre là.

A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all'altra ... finché non precipito.

mercoledì 18 maggio 2011

La biga alata


[...] Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi [b] sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sí e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso. [...]

mercoledì 11 maggio 2011

We can plan...

[...] It turns out that no one can imagine what's really coming in our lives. We can plan, and do what we enjoy, but we can't expect our plans to work out. Some of them might, while most probably won't. Inventions and ideas will appear, and events will occur, that we could never foresee. That's neither bad nor good, but it is real.

I think and hope that's what my daughters can take from my disease and death. And that my wonderful, amazing wife Airdrie can see too. Not that they could die any day, but that they should pursue what they enjoy, and what stimulates their minds, as much as possible—so they can be ready for opportunities, as well as not disappointed when things go sideways, as they inevitably do. [...]


Dal blog di: Derek K. Miller, My last post. penmachine.com

mercoledì 8 settembre 2010

Ho agito d'impulso

"Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce."

Da: Charlie Chaplin

lunedì 22 marzo 2010

Sempre lui

Una sera ho visto il cartone animato di Alice nel paese delle meraviglie. A un certo punto del film lei diventava grande e la testa usciva dal tetto della casa e le braccia dalle finestre. Di fronte a quella scena, ho preso coscienza che era quello che stavo provando io. La mia casa era diventata troppo piccola per me, sentivo che non ci stavo più dentro. Dovevo andarmene, seguire anch'io il Bianconiglio. Ero stanco di quello che vedevo, sentivo, vivevo, stanco di quel lavoro, di quelle continue uminliazioni,stanco di sentire sempre le solite parole, le solite promesse di un futuro migliore, stanco di tutto. Stanco di scappare e rifugiarmi in camera come fosse un angolo da cui gridare: "Sto qui buono, non disturbo e non ho pretese, ma vi prego, lasciatemi stare". Ero stanco di quel letto con i bordi in formica con gli adesivi che anni prima avevo appiccicato; stanco della tapparella rotta, della piastrella scheggiate in bagno, stanco di nastri adesivi, corde, fiocchi, chiodi. Stanco di una vita rattoppata. Ero stanco anche di guardare il soffitto senza trovare risposte e soluzioni, senza trovare una via di fuga, un' alternativa. Stanco della mia impotenza. Stanco di essere scontento.


Da: Fabio Volo, Il tempo che vorrei

venerdì 5 febbraio 2010

Innamorati!

"e quante volte ho visto
dalla prua di una barca
tra spruzzi e vento
l'immensità del mare
spandersi dentro e
come una carezza calda
illuminarmi il cuore "

Da: Riccardo Cocciante, Se stiamo insieme.

lunedì 11 gennaio 2010

lunedì 20 aprile 2009

Walkin'

Vieni qua che ti faccio vedere
dov'è il nostro pezzo di mondo.
Portati dietro un sorriso e un sospiro:
li userai.
Vieni qua che potrai galleggiare
a due dita soltanto dal fondo
ma, se ti mancherà l'aria, ti affitto
l'America.
Lambrusco & pop corn
non è così facile
perchè prima e dopo il sogno c'è
la vita da vivere, vivere.
Lambrusco & pop corn
e via sopravvivere
andata e ritorno classe tre
ma almeno è possibile
Vieni qua:
c'è un bicchiere di vigna
e un vassoio di mais già scoppiato.
Ballaci su questa terra:
faremo un pò piovere.
Vieni qua che c'è questo drive in
che ha per schermo un gran cielo gonfiato.
Macchina o no c'è un bel pezzo d'asfalto
da correre.
Lambrusco & pop corn
non è così facile
perchè prima e dopo il sogno c'è
la vita da vivere, vivere.
Lambrusco & pop corn
e via sopravvivere
andata e ritorno classe tre
ma almeno è possibile -sibile
che posto ce n'è, posto ce n'è,
dico posto ce n'è,
posto ce n'è, posto ce n'è,
posto ce n'è
La la la la la la la
la la la la la la la
la la la la la la la
gira, gira, gira, gira, gira, gira,
tanto torni qua.
la la la la la la
la la la la la la la
la la la la la la la
gira, gira, gira, gira, gira, gira,
tanto torni qua.
la la la la la la
la la la la la la la
la la la la la la la
gira, gira, gira, gira, gira, gira,
vivere vivere
tanto torni qua.
la la la la la la
la la la la la la la
la la la la la la la
gira, gira, gira, gira, gira, gira,
tanto torni qua.

domenica 25 novembre 2007

Kensington Gardens

Prima di partire per la metropoli, Barrie invia un'ultima collaborazione alla "St. James Gazette". Jim Yang, nascosto dietro il giornale aperto, la legge seduto nello stesso vagone del treno notturno per Londra, il 28 marzo 1885, il treno su cui Barrie viaggia verso la grande capitale dell'Impero. L'articolo si intitola The Rooks Begin to Built.

Barrie scende dal treno alla stazioen di St. Pancras.
La prima cosa che Barrie compra al suo arrivo a Londra è una boccetta di inchiostro nero e denso. La seconda è un cappello; per impressionare favorevolmente il suo editore della "St. James Gazette", pensa. Poi, Barrie prende in affitto una stanza in Guilford Street e cammina fino a perdere l'orientamento e infine getta la cartina in un cestino dei rifiuti. Barrie ha deciso che è londinese,ormai, non ha più bisogno di cartine , che cosa importa perdersi a Londra se uno a Londra ha trovato se stesso. [...] Il fatto di non capirla ancora del tutto tranquillizza Barrie. Non importa quel che dicono o quel che sembra: Barrie sa di essere un uomo e un bambino di ventisei anni. Il meglio di entrambi i mondi. Scozzese, per giunta, e allora pensa, e più tardi scrive: "Ci sono pochi paesaggi più impressionanti sulla faccia della Terra che la vista di uno scozzese pronto a tutto pur di avere successo".
Barrie legge emblemi di pietra che recitano: Ex Hoc Momento Pendet Aeternitas e Vestigia Nulla Retrorsum: "Da questo momento dipende l'eternità" e "Indietro non si torna", qualcosa del genere; e li traduce come se fossero telegrammi di divinità superne inviati sulla Terra solo perchè lui li legga e li decifri. Comunicati che annunciano un amore definitivo. Barrie si è innamorato di Londra a prima vista. Il piccolo cuore del piccolo Barrie trafitto dall'immensa Londra: un'amazzone dalla mira infallibile il cui unico seno è la cupola della cattedrale di St Paul.

Barrie cammina per una città chd non è ancora la mia ma lo sarà. I nomi sono gli stessi. I nomi saranno sempre gli stessi per quanto posssano cambiare di sapore e di profumo il contenuto e l'umore che stanno dentro quei nomi. Nomi londinesi di Londra: King's Road, Chelsea, Bond Street, Primerose Hill e Carnaby Street...

...e Barrie scopre un parco. Hyde Park. Barrie costeggia il parco seguendo il tratto delimitato da Knightsbridge e attraversa una piccola strada- Exibition Road- e per lui è come varcare la frontiera di un paese per entrare in un altro.
"Kensington Gardens" legge su una targa di metallo appesa a un cancello. Barrie entra nel parco e si siede su una panchina. Sorride. Di colpo, Barrie si sente osservato, si gira, salta oltre lo schienale e acciuffa un bambino che si nasconde dietro un cespuglio. Lo guarda fisso. Barrie socchiude gli occhi come se cercasse qualcosa che ha perduto da molto tempo. Per un istante crede di averlo trovato; ma il ricordo gli sfugge fra le dita insieme a quel bambino che se ne scappa via di corsa, attraversa un ponte verde su un ruscello azzurro e sparisce per sempre dalla sua vista.
Barrie perde un ricordo ma al suo posto trova un'idea, una buona idea. Non è ancora del tutto chiara; ma avrà tempo per levigarla come uno di quei diamanti che si guardano in controluce, davanti a una finestra che si apre sui mille colori del cielo di Londra.

Da: I Giardini di Kensington. Rodrigo Fresan.