sabato 27 luglio 2013

lunedì 1 luglio 2013

Il tenace soldatino di stagno

C'erano una volta venticinque soldati di stagno, tutti fratelli tra loro perché erano nati da un vecchio cucchiaio di stagno. Tenevano il fucile in mano, e lo sguardo fisso in avanti, nella bella uniforme rossa e blu. La prima cosa che sentirono in questo mondo, quando il coperchio della scatola in cui erano venne sollevata, fu l'esclamazione: "Soldatini di stagno!" gridata da un bambino che batteva le mani; li aveva ricevuti perché era il suo compleanno, e li allineò sul tavolo. I soldatini si assomigliavano in ogni particolare, solo l'ultimo era un po' diverso: aveva una gamba sola perché era stato fuso per ultimo e non c'era stato stagno a sufficienza! Comunque stava ben dritto sulla sua unica gamba come gli altri sulle loro due gambe e proprio lui ebbe una strana sorte.
Sul tavolo dove erano stati appoggiati c'erano molti altri giocattoli, ma quello che più attirava l'attenzione era un grazioso castello di carta. Attraverso le finestrelle si poteva vedere nelle sale. All'esterno si trovavano molti alberelli intorno a uno specchietto che doveva essere un lago; vi nuotavano sopra e vi si rispecchiavano cigni di cera. Tutto era molto grazioso, ma la cosa più carina era una fanciulla, in piedi sulla porta aperta del castello; anche lei era fatta di carta, ma aveva la gonna di lino finissimo e un piccolo nastro azzurro drappeggiato sulle spalle con al centro un lustrino splendente, grande come il suo viso. La fanciulla aveva entrambe le mani tese in alto, perché era una ballerina, e aveva una gamba sollevata così in alto che il soldatino di stagno, non vedendola, credette che anch'ella avesse una gamba sola, proprio come lui. ' Quella sarebbe la sposa per me! ' pensò ' ma è molto elegante e abita in un castello; io invece ho solo una scatola e ci abitiamo in venticinque, non è certo un posto per lei! comunque devo cercare di fare conoscenza! ' Si stese lungo com'era dietro una tabacchiera che si trovava sul tavolo; da lì poteva vedere bene la graziosa fanciulla che continuava a stare su una gamba sola, senza perdere l'equilibrio. A sera inoltrata gli altri soldatini di stagno entrarono nella scatola e gli abitanti della casa andarono a letto. Allora i giocattoli cominciarono a divertirsi: si scambiavano visite ballavano, giocavano alla guerra. I soldatini di stagno rumoreggiavano nella scatola, perché desideravano partecipare ai divertimenti, ma non riuscirono a togliere il coperchio. Lo schiaccianoci faceva le capriole e il gesso si divertiva sulla lavagna, facevano un tale rumore che il canarino si svegliò e cominciò a parlare in versi. Gli unici che non si mossero affatto furono il soldatino di stagno e la piccola ballerina; lei si teneva ritta sulla punta del piede con le due braccia alzate, lui con pari tenacia restava dritto sulla sua unica gamba e gli occhi non si spostavano un solo momento da lei. Suonò mezzanotte e tac... si sollevò il coperchio della tabacchiera, ma dentro non c'era tabacco, bensì un piccolissimo troll nero, perché era una scatola a sorpresa.
"Soldato!" disse il troll "smettila di guardare gli altri!" Ma il soldatino finse di non sentire. "Aspetta domani e vedrai!" gli disse il troll. Quando l'indomani i bambini si alzarono, il soldatino fu messo vicino alla finestra e, non so se fu il troll o una folata di vento, la finestra si aprì e il soldatino cadde a testa in giù dal terzo piano. Fu un volo terribile, a gambe all'aria, poi cadde sul berretto infilando la baionetta tra le pietre. La domestica e il ragazzino scesero subito a cercarlo, ma sebbene stessero per calpestarlo, non riuscirono a vederlo. Se il soldatino avesse gridato: «Sono qui!» lo avrebbero certamente trovato, ma lui pensò che non fosse bene gridare a voce alta perché era in uniforme. Cominciò a piovere, le gocce cadevano sempre più fitte e venne un bell'acquazzone: quando finalmente smise di piovere arrivarono due monelli. "Guarda!" disse uno "c'è un soldatino di stagno! adesso lo facciamo andare in barca." Fecero una barchetta con un giornale, vi misero dentro il soldatino e lo fecero navigare lungo un rigagnolo; gli correvano dietro battendo le mani. Dio ci salvi! che ondate c'erano nel rigagnolo, e che corrente! Tutto a causa dell'acquazzone. La barchetta andava su e giù e ogni tanto girava su se stessa così velocemente che il soldatino tremava tutto, ma ciò nonostante, tenace com'era, non batté ciglio, guardò sempre davanti a sé e tenne il fucile sotto il braccio.
Improvvisamente la barchetta si infilò in un passaggio sotterraneo della fogna; era così buio che al soldatino sembrava d'essere nella sua scatola. ' Dove sto andando? ' pensò. ' Sì, tutta colpa del troll! Ah, se solo la fanciulla fosse qui sulla barca con me, allora non mi importerebbe che fosse anche più buio. ' In quel mentre sbucò fuori un grosso ratto, che abitava nella fogna. "Hai il passaporto?" chiese. "Tira fuori il passaporto!" Ma il soldatino restò zitto e tenne il fucile ancora più stretto.
La barchetta passò oltre e il ratto si mise a seguirla. Oh! come digrignava i denti e gridava alle pagliuzze e ai trucioli: "Fermatelo! Fermatelo! non ha pagato la dogana! non ha mostrato il passaporto!". Ma la corrente si fece sempre più forte e il soldatino scorgeva già la luce del giorno alla fine della fogna, quando sentì un rumore terribile, che faceva paura anche a un uomo coraggioso; pensate, il rigagnolo finiva in un grande canale, e per il soldatino era pericoloso come per noi capitare su una grande cascata. Ormai era così vicino che gli era impossibile fermarsi. Si irrigidì più che poté, perché nessuno potesse dire che aveva avuto paura. La barchetta girò su se stessa tre, quattro volte e ormai era piena di acqua fino all'orlo e stava per affondare. Il soldatino sentiva l'acqua arrivargli alla gola, e la barchetta affondava sempre più; la carta intanto si disfaceva. L'acqua gli coprì anche la testa, allora pensò alla graziosa ballerina che non avrebbe rivisto mai più, e si sentì risuonare nelle orecchie: Addio, bel soldatino morir dovrai anche tu La carta si disfece del tutto e il soldatino di stagno andò a fondo, ma subito venne inghiottito da un grosso pesce. Oh, com'era buio là dentro! ancora più buio che nella fogna, e poi era così stretto; ma il soldatino era tenace e restò lì disteso col fucile in spalla. Il pesce si agitava in modo terribile, poi si calmò e fu come se un lampo lo attraversasse. La luce ormai splendeva e qualcuno gridò: «Il soldatino di stagno!». Il pesce era stato pescato, portato al mercato, venduto e portato in cucina dove una ragazza lo aveva tagliato con un grosso coltello. Prese con due dita il soldatino e lo portò in salotto dove tutti volevano vedere quell'uomo straordinario che aveva viaggiato nella pancia di un pesce; ma lui non si insuperbì. Lo misero sul tavolo e... oh, che stranezze succedono nel mondo! il soldatino si trovò nella stessa sala in cui era stato prima, vide gli stessi bambini e i giocattoli che erano sul tavolo, il bel castello di carta con la graziosa ballerina, che ancora stava ritta su un piede solo e teneva l'altro sollevato; anche lei era tenace e questo commosse il soldatino che stava per piangere lacrime di stagno, ma questo non gli si addiceva. La guardò, e lei guardò lui, ma non dissero una sola parola.
In quel mentre uno dei bambini più piccoli prese il soldatino e lo gettò nella stufa, e proprio senza alcun motivo, sicuramente era colpa del troll della tabacchiera. Il soldatino vide una gran luce e sentì un gran calore, era insopportabile, ma lui non sapeva se era proprio la fiamma del fuoco o quella dell'amore. I suoi colori erano ormai sbiaditi, ma chi poteva dire se fosse per il viaggio o per la pena d'amore? Il soldatino guardò la fanciulla e lei guardò lui, e lui si sentì sciogliere, ma ancora teneva ben stretto il fucile sulla spalla. Intanto una porta si spalancò e il vento afferrò la ballerina che volò come una silfide proprio nella stufa vicino al soldatino. Sparì con una sola fiammata, e anche il soldatino si sciolse completamente. Quando il giorno dopo la domestica tolse la cenere, del soldatino trovò solo il cuoricino di stagno, della ballerina il lustrino tutto bruciacchiato e annerito.

sabato 1 giugno 2013

Bedonia

Una zingarata e mi ritrovo a Bedonia.
E sono lì, di fronte alla scuola della SSB, che emozione! Quanti ricordi meravigliosi che ci sono per me in questo luogo. Ritornano tutti in ordine mischiato, senza cronologia.
Passando in macchina ho adocchiato il centro città, i vialetti dai quali scendevamo in gruppo alla sera diretti al "Las Vegas" a mangiare il gelato. Nella via più sotto c'è anche il famosissimo bar chiuso, ai cui tavolini ci sedevamo dopo il corso tutori, a mangiare il gelato comprato da un'altra parte. Affianco la "macelleria a luci rosse", quante storie assurde ci siamo inventati!?
E questi vialetti? Mi rivedo alle 3 di notte a correre per il paese con i miei amici e quel figo pauroso di Jeff, come punizione per aver fatto casino tutta la sera! Avevo chiesto espressamente di poter andare anche io a correre con i maschi! ..altro che punizione!! ..Una corsa notturna fino al campo da basket. ..e mentre gli altri facevano le flessioni,  io e A. nascosti nell'angolo buio del campo a chiacchierare.
Salgo la scalinata esterna, mi rivedo nelle pause dopo pranzo, in mezzo a tutti gli amici a cantare, chiacchierare e ridere.  Mi affaccio a spiare dai vetri della porta, ...ahahah, qui è dove suor A. si era rotta la gonna!! (prego toccarsi!)
Ecco le scale che scendono alla mensa; mi sembra di sentire la sveglia del mattino, con il campanaccio da mucca e la voce di Mattia che strilla "Golazione!!". Ero sempre l'ultima ad arrivare, sempre stato così! Poi entravo in cucina e andavo a supplicare che mi dessero dei Pan di Stelle. E li ottenevo! E se ero "allievo di turno" ci puoi giurare che le tazze coi biscotti più buoni erano sempre sul nostro tavolo e gli spicchi di sole al tavolo delle sfigate. Un po' di sano nonnismo!
Ihihih, la cabina del telefono! Quella volta a settimana che chiamavano i genitori e mi toccava andare a rispondere al telefono e parlare con loro per 5 minuti..mi sembrava tempo sprecato!! A meno che non dovessi fare le ordinazioni di cibo per la domenica.
Fantastica la catena umana per portare le scorte di cibo in magazzino! ..quell'intero scatolone di Ringo che avevo dirottato al mio armadietto e aveva permesso a TUTTI noi di mangiare Ringo per l'intera vacanza!
Le scale antincendio da cui si scappava la notte per fuggire in paese di nascosto dagli istruttori. Da qui si vede il corridoio dove abbiamo portato il letto di Barbara mentre lei dormiva,. Che ridere! Un po' come le scivolate sul materasso. E le risate fino alle lacrime con Simona chiuse nei bagni o mentre mangiavamo i panini di nascosto. E' qui che mi avete truccata la prima (e unica) volta!!!!!
Mamma mia, la stanza numero 11, che puzza di piedi! Mi sembra di sentirne ancora il tanfo!
L'anno dopo c'eravamo noi femmine in quella stanza. Quella notte in cui Garde mi chiedeva il bacino in continuazione e poi è arrivato Carlo. I ragazzi nascosti dappertutto, sotto i letti, nell'armadio, nel letto con noi. Rivedo ancora Paola che insegue Andrea C. minacciandolo con la racchetta da tennis e i mutandoni sporchi di Carlo che si china a guardare chi è nascosto sotto il letto. (Carlo culo e culo chi non lo dice. Culo)
Quelle coperte marroni piene di polvere. La luuunghissima notte con Claudio a baciarci per ore e ore. Ma come ho potuto resistere tanto!??!
Sento la mia voce che dice: "Valentina, ma c'hai il cuore come un ghiacciolo!".
E poi ognuna ha trovato chi il cuore glielo ha sciolto per bene, ..è bastato risistemare le cose. Ahah, incredibile!
E quando volevamo staccare i fili dell'altoparlante che al mattino ci svegliava con le canzoni di Baglioni!?!? Oppure tutte insieme a cantare "sei un mito" dedicata ad Andreas. Le gare di scivolate nei corridoi; i dopopranzo con le barzellette di Seaman; le canzoni degli articolo 31; noi affacciate alla finestra a vedere Stefano che suonava la chitarra seduto sulla finestra di fronte; la preparazione per le feste in maschera o le recite.. tipo quella di "incidente in paradiso"; la prova di assaggio delle nuove merendine Mulino Bianco (che schifezza i flauti!), la costosissima chiave dell'armadietto, lo stanzino dove andavo a fare la scema e disturbare i ragazzi dell'Isef che lavoravano, io che entro nella tua stanza, con la canotta dei Suns e il mio "testone di capelli". Quella volta che Valentina ed Elisa usavano il silk epil e io ho detto "io non lo userò mai"!!! Ma perchè Johanna faceva sempre i compiti?!
Nel piazzale rivedo Carletto che va sui Rollerblade, con i ciuffi in testa ; le scale della chiesa vuote e ci rivedo tutti lì, più di 100, con le nostre magliette SSB, Il gruppo dei "Coglionazzi" sempre compatto..1,2,3.."cooooosmico"
Il cancello del parco è aperto, proprio pochi metri più in giù, il mio primo, castissimo, bacio! La mia prima vera storia!!! Che tenero!! La panchina su cui avevo conosciuto Luca; la fontanella, unica scusa per allontanarsi da un allenamento ed andare a sbirciare gli altri. E qui rimbomba la voce di Carlo:"Ricordate, dai nostri rubinetti esce pura acqua Linx".
Adesso il campo è vuoto ma ci rivedo il tendone coi tatami di Judo, la parete da arrampicata da cui non volevo mai smettere di scendere esalire a ripetizione, il balletto dei tutori, l'angolo del famigerato falò alto 21 metri!! OOOOooooohhhhh, un tuffo al cuore! Il campo da calcio!! In quell'angolo mi consolavi per la storia che avevo concluso, dall'altra parte eravamo sdraiati quella notte quando all'improvviso sono partiti gli spruzzini per annaffiare e ci hanno inzuppati completamente! AHAH e noi non sapevamo come fare a rientrare in struttura senza farcene accorgere.
Il campo da rugby!! Che bella partita quella domenica! A fine partita ero sporca ovunque, ma che divertimento! E avevo anche segnato una meta!
Che bello quando da tutrice accompagnavo i bimbi verso il campo da rugby dietro la piscina, e tutti volevano tenermi la mano. Camminavo con tre bambini per mano a destra e tre a sinistra. Li adoravo! Poi la sera dovevo sempre andare a salutarli e dargli il bacino della buonanotte! La gita con loro al castello di Compiano; le gite al monte Pelpi!
L'altra sera era aperta pure la piscina, ci sono potuta entrare! Gli scalinoni dove ci sedevamo a parlare e guardare i figoni tedeschi, poi si andava al bar a prendere il gelato e mettere le canzoni nel juke box. Il corso di nuoto del secondo anno, quando non avevo mai voglia e mi inventavo qualsiasi scusa col maestro Pippo pur di non fare le vasche! L'anno prima era il  tennis! Scansafatiche che ero! I campi ci sono ancora! Uno solo a dire il vero, l'altro lo hanno trasformato.C'era già l'aria di estate, quella che respiravamo noi, quando nel parco si vedevano tutte le lucciole.
Torno alla sede per una foto, alzo lo sguardo.. la seconda finestra sopra la porta... è da quei vetri che guardavo quando sei tornato dal paese portandomi quel buonissimo panino caldo, il più buon panino della mia vita. Rivedo nitida la tua mano chiusa a pugno che si apre, mi mostra il ciondolino fatto a cuore e tu mi chiedi: "vuoi uscire con me?".

TUM-TUM,  TUM-TUM, TUM-TUM-TUM-TUM TUM .. il battito del cuore di Bedonia.

lunedì 27 maggio 2013

martedì 21 maggio 2013

Tornado

E anche oggi mi sono svegliata nel cuore della notte a causa di un incubo. Avevo il cuore che batteva velocissimo e il respiro affannoso. Ci ho messo dieci minuti buoni per rilassarmi.
Finalmente però ho variato tema. Tutt'altro genere.
Questa notte ho sognato di essere in casa con la mia famiglia, all'improssivo vedevo arrivare un'onda d'acqua gigantesca che spaccava le finestre della nostra vecchia cucina e inondava tutto. poi la casa veniva sollevata in un tornado violentissimo, ci sbatteva contro i muri, la roba cadeva da tutte le parti, le finestra si frantumavano. Strilla, urla, acqua da tutte le parti.
Schiacciata contro il muro dalla forza centrifuga, guardavo dal corridoio la sala dove mia mamma lottava aggrappata allo stipite di una portafinestra ormai inesistente e una forza violentissima la risucchiava fuori. Poi mi urlava " Non ce la faccio più!". "Certo che ce la faremo!!!" le urlavo con tutta la voce per sovrastare il caos, provavo ad avvicinarmi a lei mentre la casa roteava e si aprivano cassetti, cadevano cose dappertutto e l'acqua creava onde enormi. Poi vedevo mia mamma cedere, risucchiata fuori dal tornado, le dita una a una mollavano la presa, e io non riuscivo ad avvicinarmi per salvarla, stava per volare via per sempre... mi sono svegliata di soprassalto!


Devo avere unito le tempeste che ho beccato con la nave, i racconti del Concordia, l'albero divelto dalla tromba d'aria l'altra notte.
Poi stamattina ho sentito la notizia del terribile tornado in America. Sconvolgente.